venerdì 24 aprile 2009

faccio cose, vedo gente

venerdì 24 aprile 2009
Il mobile... mobile; anzi, nomade.
Ieri, complice una straordinaria giornata di sole primaverile, ho deciso di fare un giro per il cosiddetto 'fuori-salone'.
Per chi non lo sapesse, è quella serie di eventi-installazioni (centinaia...) che fanno oramai da un decennio da corollario al Salone del Mobile di Milano: una ditta o scuola di design, ma anche singoli designers in proprio 'occupano' (oh, a caro prezzo, eh...) uno spazio della città per promuoversi, chi un capannone industriale intero, chi una porzione; chi invece un piccolissimo negozio affittato per l'occasione... il tutto in un fermento che mi ricorda sempre i giorni che precedono il Natale.

Oramai anche il 'fuori-salone', che era nato un po' anarchicamente e bohémien è diventato una vera e propria industria, e ci sono fior di società che di mestiere organizzano eventi e affittano gli spazi.
La parte della città più importante per questa serie di 'eventi' è oramai la Zona Tortona, che si sviluppa in tre o quattro strade intorno all'omonima via; una zona 'centrale' di Milano, a ridosso di uno scalo ferroviario sempre più in disarmo, fatta di capannoni industriali più o meno piccoli, laboratori, autorimesse, oramai dismessi e riconvertiti in spazi espositivi.
Girare per questo rosario di vie è oramai una 'tradizione' e tutte le realtà che contano vogliono esserci.
Per rimanere in metafore religiose, un giro in Zona Tortona è anche una via crucis: nel senso che è una sfacchinata terribile, chilometri a piedi, intervallati da decine di soste-stazioni; ogni venti metri c'è qualcosa da vedere-visitare (in un cortile, un piccolo capannone da scovare nelle a volte scarse indicazioni... addirittura in una vera fonderia che ancora funziona... ed è bello vedere l'incontro di sguardi tra lo studente coreano e il Cipputi in tuta blu...)... insomma croce e delizia per gli addetti del settore,ma anche luogo interessante per assoluti neofiti o 'ignoranti'... le cose sono talmente varie e a volte divertenti che è una via di mezzo tra un circo di strada e un happening artistico.
La cosa che mi piace di più è, appunto, l'atmosfera che vi si respira: migliaia di studenti, semplici curiosi e affermati designers si aggirano per la strada come dei bambini alle giostre, e dico ciò non con ironia o disprezzo, ma con assoluta convinzione.
E trovo impressionante il fatto che migliaia di 'giovani' si riversino a Milano dai quattro angoli del globo e ne facciano -per una settimana- un luogo fantastico, nel quale si scambiano idee, ci si incontra, si amoreggia (perchè no?)... il tutto pagato di tasca propria! Cioè, è come se io decidessi una volta all'anno di andare per quattro giorni chessò, a Buenos Aires, per vedere un po' l'aria che tira...
Ecco, la lezione da trarre è che quando si vuole, in Italia, si riesce a 'fare sistema' con pochissime risorse (l'esempio 'zona tortona' è lampante; ora è un Marchio, una società, un centro stampa, un'istituzione del settore, laddove prima erano i singoli che si promuovevano).

Un paradosso simile avviene anche per la moda, quella alta; le singole 'maisons' si accaparrano gli spazi industriali dismessi per portare lì i loro quartieri generali, senza dover aspettare le 'istituzioni'.
A Milano stanno costruendo la 'cittadella della moda' dove vorrebbero convincere le grandi firme a trasferire uffici e ateliers e teatri di posa e di sfilata... ma perchè Armani per esempio dovrebbe rinunciare al suo spazio, che si è fatto lui, come vuole lui, dove vuole lui (anche lui fa parte di Zona Tortona...) e deve andare dove vogliono loro?
Perche Prada dovrebbe rinunciare a un fantastico isolato indistriale nella zona sud di Milano (dierto a casa mia...) dove fare uffici, teatro di posa e Fondazione d'arte contemporanea, per andare dove vogliono loro? Il tragico è che le istituzioni non hanno ancora capito che è oramai difficile governare 'fisicamente' gli eventi in una società 'liquida'... la rete è dappertutto, in tutti i sensi... si devono governare i processi, non il mattone!

Tre cose interessanti che ho visto ieri:
1) Due giovani designers inglesi (credo) che producono i propri oggetti...
ironici e interessanti
2) una piccola ditta di mobili olandese che produce oggetti e complementi rigorosi ma ludici, spesso usando in modo sapiente il fuori-scala e il colore.
3) un ragazzo olandese che lavora con il vetro.

voster semper voster

0 = qualcosa da dire?:

 
◄Design by Nestorburma su base Pocket